Artrite reumatoide: 5 regole per riconoscerla e contrastarla


In Italia sono oltre 300 mila i malati di artrite reumatoide, 60 mila solo in Lombardia, 20 milioni nel mondo. Chi ne soffre "vive a due velocità". Pur essendo una delle malattie autoimmuni più diffuse (8 volte, ad esempio, più frequente della sclerosi multipla), è una patologia cronica che, malgrado sia altamente invalidante, spesso viene confusa con altre affezioni. Le cosiddette "bandierine rosse" che gli esperti hanno identificato per una sua diagnosi precoce sono tre: infiammazione a carico delle articolazioni, dolore a livello dei polsi e delle piccole articolazioni delle mani e dei piedi, rigidità al risveglio per più di 30 minuti.


LA DIAGNOSI

È assodato che la diagnosi e il trattamento precoce dell’artrite reumatoide sono condizioni essenziali per indurne la remissione, evitare disabilità permanenti e ridurre la mortalità cardiovascolare. Un ritardo di pochi mesi nell’inizio del trattamento può avere pesanti ripercussioni sulla qualità della vita. Gli studi clinici hanno dimostrato che nei pazienti trattati precocemente si assiste a una significativa riduzione della progressione dei segni radiografici e che in più del 50% dei casi si può raggiungere una remissione della malattia. Purtroppo non esistono esami che consentano di escludere con certezza un’artrite reumatoide iniziale; per questo motivo è indispensabile un’accurata visita reumatologica per accertare la diagnosi. I sintomi che devono indurre il paziente a rivolgersi al medico di famiglia per una successiva visita reumatologica sono sostanzialmente due: dolore soprattutto notturno alle articolazioni delle mani o dei piedi; rigidità articolare al mattino, al risveglio, che si protrae per più di mezz’ora e che impedisce di svolgere le normali attività, come lavarsi, alzare le tapparelle o vestirsi.


LA GESTIONE DELLA MALATTIA

Nella cura dell’artrite reumatoide è imprescindibile una terapia farmacologica adeguata. Una volta impostata la cura, il paziente deve essere seguito con regolarità per valutare l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci. Ogni paziente dovrebbe essere visitato ogni 3 mesi per ottimizzare il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico della remissione o della bassa attività di malattia. Nel caso la terapia non sia sufficiente a spegnere la malattia o non sia tollerata, si dovrà modificare il trattamento fino a trovare quello efficace e tollerato, che andrà poi proseguito nel tempo.


L’ESERCIZIO FISICO

Un corretto e continuativo esercizio fisico (come la chinesiterapia attiva e passiva senza superare la soglia del dolore, il nuoto, la ginnastica passiva rilassante in acqua, la ginnastica posturale) è utile per mantenere il tono muscolare, preservare la mobilità articolare e ridurre il dolore. Un programma riabilitativo concordato con il reumatologo e il fisiatra è una componente essenziale del trattamento dell’artrite reumatoide: può infatti prevenirne o limitarne i danni funzionali.


L’ALIMENTAZIONE

Nella gestione della malattia è importante seguire alcune regole generali anche per una corretta ed equilibrata alimentazione, che aiuti a mantenere un giusto peso corporeo, fondamentale per non sovraccaricare le articolazioni e per favorire una buona funzione cardiocircolatoria.


TEMPERATURA E CLIMA

I pazienti di artrite reumatoide in fase attiva devono evitare l’esposizione diretta ai raggi solari e ad altre fonti di calore (perché l’infiammazione articolare potrebbe peggiorare e perché potrebbe essere facilitata la comparsa di reazioni cutanee da farmaci).

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